Caviglia

Frattura del calcagno

Figura 1

Figura 1

Il calcagno è un osso posto nella parte più posteriore del piede ed è costituito da un guscio più rigido (osso corticale) al cui interno vi è dell'osso più fragile (osso spongioso). Esso svolge la fondamentale funzione di sorreggere buona parte del peso corporeo nella stazione eretta e partecipa alla formazione dell'arco plantare risultando, quindi, fondamentale per la corretta deambulazione (Figura 1).

Figura 2

Figura 2

La causa più frequente di frattura del calcagno è la caduta dall'alto con trauma diretto sul piede (es. caduta da una scala, salto da un muro, ecc.). Quando il trauma è di entità sufficiente a determinare una rottura del guscio osseo esterno, l'osso spongioso interno non è in grado di resistere alle forze compressive e si possono verificare delle fratture estremamente complesse a molti frammenti con completo sovvertimento della forma del calcagno (Figura 2).

Figura 3

Figura 3

I sintomi principali sono rappresentati da::

  • forte dolore al retropiede;
  • difficoltà immediata nella deambulazione;
  • notevole tumefazione;
  • talvolta evidente deformità del piede.

Per la diagnosi è generalmente sufficiente un esame radiografico standard che viene a volte integrato con una TC (Figura 3).

Figura 4

Figura 4

Il trattamento delle fratture del calcagno può essere sia di tipo conservativo che chirurgico: la scelta si basa principalmente sul tipo di frattura e sulla deformità ossea risultante:

  • in caso di fratture composte e senza coinvolgimento delle superfici articolari il trattamento è solitamente con gesso a gambaletto,
  • in caso di fratture a più frammenti o gravemente scomposte si preferisce intervenire chirurgicamente per cercare di ottenere una migliore riduzione e quindi minori esiti a distanza (Figura 4).

Bisogna tuttavia notare che talvolta, proprio per le caratteristiche stesse del calcagno, la frattura potrebbe essere talmente frammentaria e con tale ampio coinvolgimento delle superfici articolari che anche con l'intervento chirurgico potrebbe non essere possibile ottenere una riduzione anatomica dei frammenti.

Figura 5

Figura 5

A causa della notevole tumefazione del piede che si verifica già nelle prime ore dopo il trauma, solitamente è consigliabile attendere alcuni giorni prima di eseguire l'intervento chirurgico.
Dopo l'intervento l'arto viene applicato un gesso (Figura 5) o un tutore che deve essere mantenuto per 10-16 settimane: il carico sull'arto operato non viene normalmente concesso prima di 6-8 settimane (il trattamento chirurgico serve solamente ad ottenere una migliore riduzione della frattura ed una sua migliore stabilizzazione e non ad accelerare i tempi di guarigione).

La frattura del calcagno è spesso una lesione grave con possibili esiti a distanza talvolta anche gravi. La corretta scelta terapeutica associata alla stretta osservanza delle indicazioni da parte del paziente risultano di fondamentale importanza per la buona evoluzione della frattura.

A causa della prolungata immobilizzazione in gesso e della gravità della lesione subita è spesso necessario un periodo di riabilitazione piuttosto lungo per:

  • il recupero dell'articolarità della caviglia;
  • il rinforzo muscolare;
  • riduzione della tumefazione del piede (di solito scompare solo dopo il recupero della corretta deambulazione);
  • la funzionalità in genere del piede.

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